Indicazioni Ozonoterapia

SE RESPIRATO, è considerato uno degli inquinanti atmosferici più pericolosi per l’uomo, a causa della sua elevatissima reattività una volta entrato in contatto con i tessuti biologici per via aerea. Ma se mescolato al sangue, o assorbito attraverso una delle numerose vie di somministrazione possibili, l’ozono è il fulcro di una terapia che viene dal freddo dell’Unione Sovietica e dal caldo di Cuba, dove gli esperti russi portarono le prime macchine per la produzione del gas blu per supplire alle conseguenze dell‘embargo imposto all’isola nel 1960, ponendo così le basi per una terapia efficace, economica, facile da mantenere.

Da allora gli studi pubblicati sono stati oltre 1.800 e molti paesi, tra i quali la Germania e la Svizzera, l’hanno ammessa al rimborso delle prestazioni. Altri paesi più poveri come il Benin la usano perché offre risultati che si potrebbero raggiungere solo con farmaci che non si possono permettere, e soprattutto per disinfettare l’acqua.

In Italia non è ancora una cura ufficiale, ma è praticata da molti anni da oltre 3.000 specialisti, che seguono protocolli approvati dal ministero della Salute, organizzano congressi e master universitari e continuano a scoprire nuove potenziali applicazioni. Tra questi, Umberto Tirelli, oncologo del Cro di Aviano, che di recente ha trattato oltre 200 pazienti oncologici colpiti da quella stanchezza patologica nota come fatigue associata alla malattia e alle terapie con risultati molto positivi.

Spiega infatti Tirelli: «Condizioni come questa sono difficili da trattare, non esistono farmaci realmente efficaci. Ma l’ozono riesce a migliorare la situazione in misura assai significativa in più dell’80% dei casi». Un’efficacia importante, quindi, che ha cause biologiche ben note e che Sabrina, una paziente di Tirelli che ha avuto due linfomi per i quali è stata sottoposta a due trapianti, dopo l’ultimo dei quali era costretta a letto tutto il giorno da un’insostenibile stanchezza, testimonia in ogni occasione, anche perché da un anno e mezzo è tornata a una vita più che accettabile e soprattutto attiva. Nel caso dei malati oncologici, inoltre, sottolinea Tirelli, restituire vigore ha un’altra conseguenza positiva: può consentire di riprendere una terapia abbandonata a metà proprio per l’affaticamento eccessivo, con indubbi vantaggi ai fini della guarigione.

Ma l’applicazione oncologica è solo una delle ultime arrivate, come chiarisce uno dei pionieri italiani dell’ozono, Marianno Franzini, che nel 1983 ha fondato, con alcuni colleghi, la Società italiana di Ossigeno- Ozono Terapia (Sioot): «Ci sono ambiti come le ernie discali in cui l’ozono è ormai la cura di elezione tra quelle non chirurgiche, perché permette di ripristinare, nel 90% dei casi, un quadro di normalità sul quale poi si riesce a intervenire con la fisioterapia, impossibile da praticare in chi ha l’ernia molto infiammata. Ciò si deve al fatto che le ernie sono piene di liquido che l’ozono riesce a drenare, disinfiammando tutta la zona e permettendo così di intervenire sulla postura».

Un altro ambito in cui l’ozono è molto usato è la cura delle ulcere, per esempio da diabete, spesso inguaribili. «Oltre a sterilizzare il campo – spiega Franzini – l’ozono riesce a riattivare la cicatrizzazione grazie all’effetto sul microcircolo, con risultati evidenti dopo poche applicazioni». L’elenco delle possibili indicazioni è lungo; tra le ultime spicca anche quella per la fibromialgia, disturbo sfuggente, spesso legato a traumi o stress, contro il quale di fatto non ci sono rimedi efficaci. Maria Grazia, altra paziente guarita dall’ozono, così riassume la sua esperienza: «Da oltre un anno soffrivo di un dolore cronico che non riuscivo a curare, e non avevo grandi speranze. Ma dopo qualche applicazione la situazione è migliorata, le tensioni muscolari che non riuscivo ad attenuare si sono affievolite moltissimo e ancora oggi, a mesi di distanza, sto bene».

Tutto ciò si deve alla molteplicità d’azione di questo gas (O3) che deriva diretta- mente dall’ossigeno (O2) ma, avendo un elettrone in più, tende a tornare ossigeno (O2) ed è quindi molto instabile e reagisce con molte specie chimiche presenti nell’organismo, generando radicali liberi; esercita così un effetto infiammatorio e antidolorifico, migliora il microcircolo e quindi l’ossigenazione periferica, e per questo si sta studiando molto nella maculopatia, è un antimicrobico tra i più efficaci, un antiossidante, scioglie i grassi (ottimo contro la cellulite), e tutto ciò fa sì che in certe situazioni sia potentissimo, oltretutto senza effetti collaterali e a costi contenuti stabiliti dalla Sioot per evitare speculazioni: una seduta deve costare attorno agli 80 euro e dovrebbe essere fatta presso un centro riconosciuto, per evitare sorprese sgradite. Se effettuata nelle condizioni previste, la cura con il gas blu dall’odore inconfondibile è praticamente priva di rischi. (AGNESE CODIGNOLA).


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